AgriBusiness

Investire in Coltivazioni, Piantagioni, Silvicoltura

Nello sconfinato mondo degli investimenti, si dedica sempre più spazio al mondo delle coltivazioni, delle piantagioni e della silvicoltura.

 

Il mondo della produzione industriale e della vita consumistica sta riducendo drasticamente le risorse del pianeta, con conseguenze sempre più catastrofiche, preoccupando ricercatori e attivisti sull’andamento del clima mondiale.

 

La soluzione quindi è investire in soluzioni eco-compatibili perché appartenenti a settori che vedranno, nei prossimi anni, sempre più crescita, ricerca, innovazione e molta sostenibilità, sia in termini economici che ambientali.

 

L’idea di investire in coltivazioni, piantagioni e silvicoltura, infatti, nasce fondamentalmente da tre elementi:

  1. avere un elevato ritorno dell’investimento a breve/medio termine, che deriva dalla vendita del prodotto che le nostre coltivazioni avranno realizzato;
  2. proteggere e istruire le categorie di piccoli produttori locali nei paesi emergenti;
  3. sconfiggere la deforestazione e la raccolta illegale di piante protette.

 

Partendo da questi presupposti, diverse società di investimento propongono di “adottare” piantagioni di particolari piante presenti in varie regioni del mondo. 

 

Un esempio è l’Aquilaria nel sud-est asiatico, una pianta che, al suo interno presenta un cuore resinoso e particolarmente profumato dal quale si ricava una delle essenze più richieste (e costose) al mondo chiamata agarwood o oud. 

 

Una crescita sostanziale si ha anche grazie alle coltivazioni di cacao nella Repubblica Dominicana, realizzate secondo le più sofisticate tecniche e i più alti standard qualitativi da un vero e proprio network di produttori. Il cacao dominicano è tra i migliori al mondo, tanto che alcuni tra i più importanti produttori di cacao hanno acquisito le loro piantagioni proprio qui.

 

Si parla di un investimento che va da 500 a 700 euro a tarea, una unità di misura che è equivalente a circa 628 mq. Altre coltivazioni interessanti sulle quali investire sono il Bambù, il legno di Teak, le piantagioni di banane, il Patchouli e il Vetiver, senza tralasciare il mondo delle foreste che è al centro di un vero e proprio boom di investimenti. I motivi di questo successo sono subito chiari: si tratta di un investimento reale, con una produzione tangibile di un prodotto (in questo caso il legname) che nel tempo va aumentando il proprio valore e non solo, anche quello dei terreni sui quali le foreste sono localizzate.

 

Ci sono società ben specifiche che si occupano di investimenti in questi rami. E ce ne sono altre che propongono un investimento in coltivazioni particolari non solo all’estero, ma anche nel nostro paese, su terreni di nostra proprietà. È stato infatti stimato che alle nostre latitudini è possibile coltivare particolari specie di Bambù gigante o le neonate e redditizie coltivazioni di legni pregiati, grani antichi e molto altro.

 

Tra le società più preparate a introdurre l’investitore in questo campo di investimenti spiccano APC (Asian Plantation Capital) il cui core business è l’agarwood ma che è attiva anche nelle altre coltivazioni, foreste comprese, in paesi emergenti e non (India, Thailandia, Malesia, Sri Lanka, Cina, Kenya e Stati Uniti).

 

Un’altra società alla quale ci si può rivolgere è Dominicana Investimenti per quanto riguarda l’investimento in piantagioni di cacao. Altro interessante player nel settore è ETIFOR SRL, società con sede a Padova che è nata come spin-off dell’Università degli studi della città Euganea.

 

Un dato importante è che la richiesta di legname sarà destinata a crescere di oltre un 30% da oggi al 2030. Questo significa che un investimento in silvicoltura è un investimento dal futuro garantito.

  Davide Podagrosi   Dic 17, 2019   AgriBusiness, Investimenti e Patrimonio   Commenti disabilitati su Investire in Coltivazioni, Piantagioni, Silvicoltura Read More

ASIA PLANTATION CAPITAL: alberi da investimento nel rispetto dell’ecosistema

Asian Plantation Capital alberi da investimento

Asia Plantation Capital (APC) – gruppo proprietario di diverse colture e aziende agricole a livello globale – si apre oggi al vecchio continente con le foreste di Aquilaria, sempreverde del sud-est asiatico da cui estrarre un olio molto pregiato.

La natura: l’investimento più fruttuoso

Dopo la crescita iperbolica sperimentata dal settore industriale durante gli ultimi due secoli (crescita non priva di effetti collaterali…), ora è la natura a dettare l’agenda finanziaria del prossimo futuro… anzi già quella del presente!

La necessità di un ritorno alla natura, sia come agricoltura sia come risorsa per la produzione di beni di consumo, è una convinzione che nutro da anni e che mi ha portato, di recente, ad assumere la carica di Regional Director per Italia e Svizzera di Agritech Investments – un fondo di investimento russo rivolto alla coltivazione e all’implementazione di nuove tecnologie agricole.

Ultimamente, poi, ho scoperto un settore che potrebbe trasformarsi in un business fortunato (nonché etico): gli alberi di Aquilaria e il loro aromatico agarwood. Continuate a leggere se volete saperne di più.

La rara Aquilaria, il prezioso agarwood

L’Aquilaria è una sempreverde originaria del sud-est asiatico – diffusa, in particolare, in India, Thailandia e Malesia – che, in determinate condizioni, produce un durame legnoso ricco di resina, noto con il nome inglese di agarwood (o anche: jinko, aloeswood, Oud, oppure “legno degli dei” – come lo chiamano da sempre i locali).

Si tratta di una sostanza “preziosa”, perché ricercata sin dalla notte dei tempi (pare che il suo commercio internazionale risalga al XIII secolo d.C.) per la realizzazione di medicamenti, profumi, incensi e unguenti. In Occidente, la resina delle aquilarie è impiegata soprattutto nella profumeria – Tom Ford, Christian Dior, Armani e Calvin Klein sono solo alcuni dei grandi marchi internazionali che fanno uso dell’olio di Oud per produrre le proprie rinomate fragranze! Oltre che all’aroma inebriante, la pregiatezza e i prezzi elevati dell’agarwood sono dovuti anche alla sua scarsità. Sebbene, infatti, trovare in natura un albero produttivo di agarwood sia tutt’altro che raro*, gli ultimi decenni hanno registrato, tuttavia, una drastica riduzione del numero di esemplari di Aquilaria, per via soprattutto della deforestazione indiscriminata e non autorizzata, condotta per scopi economici.

Tanto che, dagli anni ‘90, l’Aquilaria è inserita nell’elenco CITES delle piante a rischio di estinzione: quelle che non possono essere raccolte, abbattute e commercializzate senza una specifica licenza.

Asia Plantation Capital: luxury + green + human rights = wealth!

Asia Plantation Capital – proprietario e gestore di numerose piantagioni e imprese agricole in Asia e non solo – mira a trasformare il disboscamento selvaggio ai danni delle aquilarie in progetti ecosostenibili, aiutando al contempo le comunità locali a fare impresa per trarre profitto dalle risorse naturali delle proprie terre. Nel mercato dell’agarwood, come negli altri settori (APC è anche presente in numerose piantagioni di riso, mais, cipressi, abeti rossi, bambù, teak, vetiver etc.), le strategie finanziarie di Asia Plantation Capital sono dunque mosse dal motto delle “3 P” – persone, pianeta, profitto.

E venendo, appunto, alla questione profitto, il gruppo APC offre alla platea dei potenziali investitori in agarwood, diverse soluzioni finanziarie tra cui scegliere. Eccole di seguito.

1) Acquisto diretto di alberi di Aquilaria, assicurati contro furto, incendio, catastrofi naturali e altri danni, in modalità:
a) alberelli del valore di 22.000 dollari, per una durata minima di 7 anni, al termine dei quali si otterrà la restituzione di capitale e interessi;
b) alberi semi-maturi dal valore di 500.000 dollari, con cash-back a partire dal quinto anno.
2) Acquisto di obbligazioni dal taglio minimo di 125.000 dollari, con cedola annua dell’8 o del 9%, secondo il prodotto scelto.

Ora che sapete qualcosa di più su agarwood e Asia Plantation Capital, contattatemi pure per avere delucidazioni e suggerimenti su come muovervi in questo campo.

 

* I fattori che fanno da innesco alla produzione di agarwood sono in primis l’infezione dell’albero ad opera di muffe, parassiti e altri microrganismi, ma anche l’aggressione da parte di agenti atmosferici come vento e fulmini e gli attacchi di animali. Eventi da cui L’Aquilaria cerca di sanarsi impregnando il suo legno con la tanto apprezzata resina odorosa.

  Antonio Cogliandro   Gen 26, 2019   AgriBusiness   Commenti disabilitati su ASIA PLANTATION CAPITAL: alberi da investimento nel rispetto dell’ecosistema Read More

BlockChain e codici virtuali al posto delle etichette

La BlockChain (in Italiano “catena di blocchi”) è un database virtuale crittografato diffuso, dove ciascun utente può verificare tutti i dati e le transazioni digitali registrati dal giorno della sua creazione, senza necessità di un controllo superiore centralizzato. È sicuro e praticamente impossibile da manomettere.

Il suo nome − che suonerà forse familiare alla gran parte di noi − è oggi universalmente associato al sistema Bitcoin e al mercato delle altre criptovalute, che stanno conoscendo una popolarità sempre più ampia. In realtà, la tecnologia alla base della blockchain si rivela di grande utilità anche nell’ambito agroalimentare, ai fini della tracciabilità delle filiere (e viene già sfruttata dai supermercati Carrefour per la certificazione del pollo).

La produzione e distribuzione di ortofrutta, infatti, “soffre” all’interno della propria catena la presenza di un anello potenzialmente debole: quello del controllo della filiera, cioè la rintracciabilità di tutti i passaggi che conducono il prodotto finito dalla semina fino alle nostre tavole. Lo scopo principale della filiera controllata è quello di garantire la massima sicurezza alimentare dei prodotti: un momento non da poco visto che secondo l’OMSogni anno 60.000.000 di persone nel mondo si ammalano per aver consumato cibo non idoneoagli standard qualitativi. A questo si aggiunge, poi −nel caso di prodotti Bio, a marchio DOCG o Igp (dei quali ultimi il nostro Paese è un grande esportatore) −l’obiettivo di evitare frodi e contraffazioni, valorizzando le produzioni di qualità.

L’impegno a controllare ogni punto della filiera−che, dopo i coltivatori, include: addetti al confezionamento, ai trasporti, alla distribuzione e infine alla vendita al dettaglio −comporta oggi un grande dispiego di risorse logistiche ed economiche e, purtroppo, non sempre riesce a dareal consumatore un’affidabilità pari al 100%.

L’implementazione di una tecnologia blockchain nel momento del controllo filiera, renderebbe appunto trasparenti e monitorati tutti i passaggi e le manipolazioni cui è andato incontro un prodotto, dalla fattoria allo scaffale del supermercato. E farebbe risparmiare, secondo uno studio della Oklahoma State University, ben l’80% dei costi rispetto agli attuali (fallibili) sistemi di gestione della tracciabilità.

In pratica, la BlockChain alimentare, attraverso un codice di sicurezza, registra e certifica la storia di ogni prodotto agricolo −dalla coltivazione nei campi alla lavorazione nelle aziende, fino allo stoccaggio presso i rivenditori. Doveil consumatore può infine consultare tutte questeinformazioniutilizzando, appunto, un lettore QR Code.

 

https://www.wired.it/lifestyle/food/2018/09/13/carrefour-blockchain-pollo/

  Antonio Cogliandro   Dic 07, 2018   AgriBusiness, BlockChain   Commenti disabilitati su BlockChain e codici virtuali al posto delle etichette Read More

Perché investire in terreni coltivati

Perché investire in terreni coltivati

Mentre la popolazione terrestre veleggia verso i 10 miliardi (li toccherà intorno al 2050 secondo le ultime stime dell’ONU), il pianeta vede sparire ogni anno una porzione di SAU − Superficie Agricola Utilizzata − pari all’estensione dell’Italia!

Le ragioni del fenomeno sono tante e diverse, e sembrano “congiurare” tutte verso un ulteriore impoverimento proprio delle aree più critiche della Terra − i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo. In queste zone, infatti, il clima e la conformazione del territorio non si prestano alla coltivazione di una grande varietà di specie vegetali. Inoltre, molti terreni coltivabili sono impiegati nell’allevamento del bestiame, che ruba risorse alla produzione ortofrutticola e − a differenza di quest’ultima − è destinato a sfamare prevalentemente le popolazioni più ricche.

Ma anche nel resto del mondo i terreni agricoli diminuiscono via via:
– in parte per il fisiologico esaurimento della produttività dei suoli sottoposti per lungo tempo a coltivazione intensiva;
– in parte per l’abbandono del lavoro nei campi da parte delle giovani generazioni;
– in parte per la progressiva cementificazione e urbanizzazione delle campagne, volta a fronteggiare proprio il continuo incremento demografico.

L’Italia stessa, un Paese di lunga tradizione agricola, assiste da almeno 50 anni a una riduzione del numero delle aziende ortofrutticole in favore degli altri settori economici (industria, servizi).

Tutto questo si tradurrà, evidentemente, in una minore disponibilità di cibo pro capite nel prossimo futuro; e se pensiamo che già oggi denutrizione e malnutrizione affliggono una larga fetta della popolazione mondiale, ci rendiamo conto facilmente di quanto questo trend sia pericoloso. Non solo! La progressiva “erosione” del suolo agricolo − soppiantato da stabilimenti industriali o da nuovo territorio urbano − produce effetti estremamente deleteri sul clima e sull’ecosistema.

Bisogna invertire la tendenza! Per farlo, occorre investire in terreni coltivati e tecnologia agricola: ne guadagneranno il pianeta e i suoi abitanti in salute e benessere… non senza profitto economico per gli investitori.

Ecco perché ho scelto di dare fiducia ad Agritech Fund!

  Antonio Cogliandro   Nov 17, 2018   AgriBusiness   Commenti disabilitati su Perché investire in terreni coltivati Read More